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Tilak – Quando la musica etnica incontra l’elettronica

Oggi conosciamo meglio uno degli ospiti che si esibiranno sul palco dei Livorno Music Awards 2016, il 21 Maggio al The Cage Theatre di Livorno (Clicca qui per l’evento). Si tratta di Francesco Landucci, fondatore dei Tilak, una band che unisce in modo meraviglioso la world music con l’elettronica, creando un suono unico e affascinante.

1- Francesco parlaci dei Tilak, come è nato il tuo amore per il sitar e l’idea di fondere il suo magico suono con la musica elettronica?

L’amore per il sitar è nato guardando “Monterey Pop Festival”, un evento del 1967 (non ero ancora nato!!!), in cui Ravi Shankar suona il Sitar davanti ad un pubblico ipnotizzato dal suo suono, compreso Jimi Hendrix. Per chi non l’ha mai visto consiglio di cercarlo su you tube! Da li nasce la mia voglia di sperimentare nuove sonorità. Era circa la metà degli anni ’90, dopo il Metal ed il Post Rock ho intrapreso questo percorso di fusione sonora tra etnica ed altri generi musicali.

TILAK nasce nel ‘96 come mio progetto sperimentale. Inizialmente vede l’unione di Musica e Poesia, poi muta negli anni, grazie sopratutto all’utilizzo di tecnologie (drum machine, computer, synth, ecc) accostate a strumenti reali e la preziosa partecipazione della cantante Marina Mulopulos e del percussionista Matteo Scarpettini.
Alcune importanti partecipazioni sono: XI Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo tenutasi ad ATENE, Follia Rotolante Tour trasmesso su RAI 2 , VIII edizione del Milano Film Festival ,”The sound magical garden” Festival tenutosi in Svizzera e vari festival Italiani e varie produzioni per diverse case discografiche.

2- Esistono altri progetti a Livorno o in Toscana relativi alla musica etnica? Come viene accolto questo genere dal pubblico? Esistono eventi o rassegne specifici per questo genere?

Non me ne viene in mente nessuno in Toscana, ad eccezione dei “Dans la Rue” che fanno World Music, dall’Africa all’India, passando dal brasile. Come rassegne c’è dal ’79 il festival “Musica dei Popoli” al Centro Flog a Firenze,  è una delle più importanti ma ce ne sono anche altre.

3- Da anni gestisci lo Studio di Registrazione Il Poderino, qual’è l’atteggiamento nei confronti della sperimentazione e della ricerca musicale delle band e musicisti che vengono a registrare da voi?

Dipende dai musicisti! Comunque l’interesse e la curiosità sono sempre molte. Ho una bella collezione di strumenti di varie tipologie ed etnie per cui anche solo visivamente parlando suscitano curiosità. Spesso succede che dei gruppi mi chiedano di registrare qualcosa sulle loro composizioni, senza sorta di genere, ho messo i miei strumenti ad esempio su pezzi funky, metal, folk…Ultimamente ho suscitato interesse a suonare alcuni strumenti da me costruiti coi legni di mare per alcune composizioni contemporanee, un brano con questi lo potete ascoltare su Hill Track format del regista Antonio Meucci.

 

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