All Star Blues Band

Johnny Salani All Stars Blues Band – I migliori musicisti della città insieme per il Premio alla Carriera a Johnny Salani

Johhny Salani è stato un fondamentale membro della Strana Officina dalla metà degli anni 70 fino al 1982. Cantante e paroliere della band che ha fatto la storia della musica Hard Heavy Rock in Italia, sue le parole di canzoni come Sole Mare Cuore, Officina, Profumo di Puttana e Viaggio in Inghilterra. Insieme a Fabio e Roberto Cappanera hanno dato il via ad una rivoluzione non solo musicale a Livorno e poi in tutta Italia.

 

Johhny Salani sulla tomba di Jim Morrison a Parigi
Johhny Salani sulla tomba di Jim Morrison a Parigi

Per l’occasione del 21 Maggio salirà sul palco del The Cage assieme ad una band speciale composta da musicisti livornesi che lo stesso Johnny ha visto crescere ed ha aiutato a muovere i primi passi nella musica ,suonando con loro un po’ di classici rock/blues e magari qualche sorpresa.
Dopo la Strana Officina ha legato il suo nome e la sua grande voce al Blues made in Livorno.

 

Fabio Johnny Roberto Londra
La formazione della Strana Officina a Londra (Fabio, Johnny e Roberto)

 

La All star Blues Band sarà composta dal fedele Alex Sarti, musicista e compositore con 20 anni di musica alle spalle impegnato negli anni con Roberto Luti, Andy Paoli e Oscar Bauer, che sosterrà Johnny con la sua graffiante voce, Daniele Catalucci al basso, musicista e compositore dal 1995, bassista dei Virginiana Miller (David di Donatello 2013) e dei Sinfonico Honolulu (premio Tenco 2013), Francesco Luongo alla chitarra, chitarrista dalle molteplici collaborazioni tra cui Saro&the blues Revolution, Guerrilla Farming, Danny Bronzini ed adesso con Streetlovers e TrenchTownTrain e per finire da Rolando Cappanera batterista da sempre, che vanta collaborazioni con decine di progetti ed artisti ed è l’attuale batterista di Strana Officina e dei T.R.E.S., assieme ai fratelli Luti che ha conosciuto a soli 12 anni proprio grazie a Johnny Salani, il quale li ha nel vero senza della parola introdotti nel mondo della musica e dei concerti live.

 

 

Oggi facciamo 4 chiacchere sul blues e la scena musicale livornese con alcuni membri della All-Stars Blues Band: Rolando Cappanera, Francesco Luongo, Alex Sarti e Daniele Catalucci!

 

Parlateci di questa All-Star band, come vi è venuta l’idea? Avevate già collaborato fra di voi in passato?

ROLANDO CAPPANERA: L’idea della band è saltata fuori da un’idea di Paolo Luti (il cognome rimanda a Roberto e Simone Luti, miei compagni nei Tres, è il loro babbo), che mi ha proposto per l’estate di partecipare ad un Festival Blues che si sarebbe dovuto tenere in Giugno, poi rinviato. Dopo aver parlato con Paolo ho pensato a chi avrebbe potuto far parte della band e sono venuti fuori Daniele Catalucci, Alex Sarti e poi Andy Paoli, Francesco Luongo e qualche altro elemento aggiuntivo. Poi mi ha chiamato Toto Barbato perché i Livorno Music Awards avevano deciso di assegnare il premio alla carriera a Johnny Salani ed è stato automatico decidere di partecipare con la band a questo tributo.

ALEX SARTI: L’idea della All stars band nasce da questa voglia reciproca di omaggiare l’amico e collega Johnny Salani, che tanto ha dato al panorama musicale, non solo livornese. 

 

Quali sono i pezzi del repertorio di questa nuova formazione che vi piace di più suonare?

ROLANDO CAPPANERA: Sono brani presi dalla tradizione blues, stiamo lavorando sulla scaletta, ma ci piacerebbe appunto rimanere su brani classici conosciuti dal pubblico e che non possono mancare in uno show blues che si rispetti. Quando salgo sul palco con Johnny Salani non mancano Hoochie Coochie Man, Rock me baby e Sweet home Chicago!

 

Questo rappresenta l’ennesimo debutto per dei musicisti di grande esperienza come voi, cosa vi ricordate del vostro vero debutto? Come è andato il vostro primo concerto?

ROLANDO CAPPANERA: Parliamo di molti anni fa…il mio primo concerto (se così si può chiamare) è stato nel 1988 credo. Avevo 11 anni e si svolse in Piazza Manin a Livorno, c’era un centro culturale (credo esita ancora). Nella band ero ovviamente il più giovane e nel repertorio c’erano Ozzy Osbourne e altri classici Hard Rock. Fu davanti a 20 o 30 persone…fu lì che ruppi il ghiaccio, dopo sono stati sempre concerti di media/grande importanza. Nel 1989 debuttai con i First Experience (insieme appunto ai fratelli Luti) e nel 1990 sempre con loro al Pistoia Blues.

FRANCESCO LUONGO: Il mio primo concerto fu molto emozionante, aprivamo una sarata a Rosignano dove suonava Donnie Romano, suonammo Pink Floyd, Hendrix, Creedence, Stevie Ray… non male per un debutto!

DANIELE CATALUCCI: il debutto dal vivo l’ho fatto con un gruppo punk rock che si chiamava Sea Side. Ovviamente, dato il nome, il primo concerto avvenne su una spiaggia nella zona di Tirrenia!
Non ricordo una grande emozione nel preconcerto, in compenso al terzo pezzo il mio essere autodidatta e nervoso si fece sentire e quell’impostazione tutta mia quasi bloccò per un attimo il polso. Non muovevo neanche il plettro!

Quali sono state le altre vostre collaborazioni più importanti? E con chi vi piacerebbe collaborare in futuro?

ROLANDO CAPPANERA: In passato c’è stato un periodo della mia vita che ho vissuto a Milano e ho allacciato contatti con il Music Buisness più commericale, mi sono ritrovato al Festival Bar con Gianna Nannini, con Gianluca Grignani e poi qualcosa con Francesco Tricarico. Ma la musica vera, scrivendo musica, andando in giro in furgone e sudando ad ogni concerto l’ho vissuta con la Strana Officina, con i Cappanera, con i T.R.E.S., con Andrea Appino, con gli Octopuss, con i Sottopressione. Con chi mi pacerebbe collaborare? Da bambino sognavo Ozzy Osbourne, oggi non ho idea, la musica ti regala sempre belle sorprese.

FRANCESCO LUONGO: Collaborazioni del passato per me importanti sono state quelle con Danny Bronzini, amico e talento incredibile. con Niki La Rosa, che mi ha anche fatto avvicinare al busking e con i Guerrilla farming, che mi hanno fatto crescere nel reggae che adesso suono suono con i Trenchtwon Train. In futuro mi piacerebbe collaborare con John Mayer, Amos Lee e Damien Rice, ma per ora mi accontento di portare avanti i miei bei progetti: Streetlovers Acoustic Duo con Luca Battistini, Trenchtown Train di Luca Valdambrini, e il nuovo progetto Hang drum e chitarra acustica con Francesco Carone.

DANIELE CATALUCCI: Tra le collaborazioni più importanti, aldilà dei nomi famosi, preferisco ricordare la prima volta in cui ho messo il naso fuori dall’ambiente dei miei coetanei per suonare con dei livornesi un po’ più grandi.  Avevo 19 anni e mi trovai a suonare con persone del giro di mio fratello, di 8 anni più grande di me. Quel gruppo, capitanato dal chitarrista Davide Virgili, per tutti “Legno”, annoverava musicisti davvero bravi di realtà quali Flower Corner, Beati Paoli e gli Amici di Zenigata. Lì cominciai a frequentare luoghi in cui gravitavano persone che vedevo spesso sui palchi, come i Cappanera e gli Snaporaz. Proprio dagli Snaporaz fui consigliato pochi mesi dopo ai Virginiana Miller, il gruppo che da allora fa parte del mio Dna. Sinceramente mi delude aspirare a qualcuno, professionalmente sono sempre stato sorpreso da collaboratori a me sconosciuti ma da cui ho imparato tantissimo. Da piccolo, se proprio devo ammetterlo, convivevo con l’idea un giorno di suonare negli Oasis, un gruppo che a dire il vero neanche adoro. Ma era un’immagine più o meno fissa.

Il Blues ha da sempre affascinato ogni generazione di musicisti, secondo voi per quale motivo questo genere riesce a rimanere sempre attuale e amatissimo dopo un secolo di storia, a differenza di altri generi che vanno di moda solo per qualche anno o decennio?

ROLANDO CAPPANERA: Il blues è la musica che viene dall’anima e che ogni musicista, se in grado di mettere l’anima in quello che fa (e non è così semplice come si pensa), amerà per sempre. E’ un insieme di sensazioni, di groove, di improvvisazione, di sofferenza e di gioia. E’ la musica che mette in relazione persone sia sul palco che sotto. Quando parte un blues, difficilmente qualcuno prova disappunto.

ALEX SARTI: Credo che la risposta a questa domanda si possa trovare nelle motivazioni che scaturiscono la nascita di un genere musicale. Spesso i generi musicali vengono creati su misura per il marketing, ma non il Blues! Il Blues è nato per necessità. Probabilmente è per questo che non passerà mai di moda, semplicemente perché non è nato per moda.

FRANCESCO LUONGO: Il blues non passa mai di moda perché è la radice di tutto ed è come i classici della letteratura, quando leggi Dostoevskij, Tolstoj, Hesse, London, sembrano sempre attuali. Così è anche il blues, che poi può essere anche dentro ogni altro genere.

DANIELE CATALUCCI: Il blues è una buca. Ci finisci dentro a suonarlo e ad ascoltarlo. E’ musica viva, il sangue che scorre nelle vene, fa parte dell’immaginario di chi ne è portavoce o ambasciatore. Ha radici profonde, un profumo inconfondibile. Fa tutto da sé.

Cosa ne pensate della nuova generazione di musicisti livornesi? C’è qualche nome che ritenete dovremmo tenere d’occhio?

ROLANDO CAPPANERA: Sono molto selettivo e poco incline alle facili illusioni. Se devo concentrarmi per dirti un nome significa che non c’è nessuno che mi colpisce. O comunque non tra i giovani. Ci sono gli Appaloosa, anche se ormai sono musicisti navigati.

FRANCESCO LUONGO: Nell’ultimo periodo ho visto davvero un gran fermento a Livorno. Di giovani interessanti ce ne sono diversi, i primi che mi vengono in mente sono i Jolly Cinema, i Siberia e Filippo Conti.

Frequentate la Scena Musicale livornese da molti anni, anzi, una buona parte di essa è stata a lezione da voi. Quali sono i problemi e i punti di forza della musica a Livorno? Avete qualche suggerimento per migliorarla?

ROLANDO CAPPANERA: La musica e la scena musicale è cambiata molto da quando ho iniziato io a suonare. Secondo me c’è gran confusione. Una volta si sapeva quello che c’era da fare per mettersi in evidenza e per proporsi. C’erano meno possibilità, ma erano chiare. Oggi sul web succede di tutto e non si capisce più niente. Ti arrivano link per ascoltare musica e vedere video superprodotti (perché oggi la tecnologia ti permette di fare cose incredibili anche da casa e con poco), ma magari è una band sconosciuta e di dubbie qualità che spera con i like di Facebook di arrivare al successo, senza magari aver mai calcato un palco. Ma oggi il successo cos’è? Una volta si misurava con la vendita degli album…adesso forse con le visualizzazioni su You Tube o con l’andare in giro per i centri commerciali del sud italia dopo aver partecipato ad un Talent e senza vedere un euro per i prossimi 10 anni.
Inoltre, insegnando a scuola, vedo tanti giovani musicisti ma in pochi di loro vedo la voglia che c’era a Livorno negli anni ’90. Eravamo veramente forti. Eravamo giovani, vivevamo ingenuamente la competizione tra le band, ma avevamo voglia di sudare in sala prove per essere i migliori. Di quel periodo posso dirti al volo una decina di band che erano interessanti e alcune hanno fatto qualcosa, altre esistono tutt’ora, altre hanno mollato, ma non si può dire che non ci hanno provato. Adesso la cultura cambia, la televisione ed il web danno linee guida ai giovani e di certo i Talent non aiutano la crescita musicale e culturale delle nuovo generazioni.

ALEX SARTI: A Livorno ci sono molti ottimi musicisti. Sembra davvero strano come tanto talento possa venir fuori da una città sola. A Livorno c’è spesso grande musica. Nonostante tutto rimane difficile far spingere tutto questo alle istituzioni. Chi organizza concerti o festival mi riferisce che c’è sempre molta difficoltà ad ottenere permessi vari. Permessi che forse farebbero arrivare un po’ di turisti in questa nostra bella Livorno.

FRANCESCO LUONGO: In effetti credo di essere immerso nella scena musicale molto a fondo, anche perché cerco di seguirla il più possibile dall’interno e di tenerla viva organizzando jam e open mic. I punti di forza sono che ci sono davvero moltissimi musicisti e tanti sono più che validi, ottima è anche la scena indipendente e cantautoriale. Per una città non grandissima siamo messi molto bene. Per migliorarla ci vorrebbero più spazi, specie per la musica originale magari. Ma ultimamente mi sembra che anche questa cosa stia crescendo. Il mio suggerimento è rivolto più che altro ai locali che tengono viva la musica, che secondo me dovrebbero avere molta più collaborazione e comunicazione tra loro. A volte nelle stesso giorno ci sono 2 o 3 concerti molto interessanti che magari hanno la stessa fascia di pubblico, sarebbe meglio organizzarsi e almeno per gli eventi importanti cercare di non ostacolarsi l’uno con l’altro. Suggerirei anche di tenere vive più sere a settimana e non solo il fine settimana.

DANIELE CATALUCCI: i Siberia e i Jolly Cinema sono due nuove leve che adoro, hanno due leader carismatici e sembra che la buona musica faccia parte senza alcuna fatica del loro imprinting.

 

 

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